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Una nuova accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati

Il governo Meloni, non potendo confessare che, diritto internazionale alla mano, la promessa elettorale del “blocco navale” per impedire gli sbarchi è un patetico bluff, malgrado i dati dimostrino che l’84% dei migranti arrivano in Italia su piccole imbarcazioni o con altri mezzi, getta fumo negli occhi dell’opinione pubblica attaccando le ONG . Eppure, le novità introdotte per l’accoglienza degli ucraini dimostrano che si possono sperimentare nuovi percorsi di inclusione ed integrazione per tutti

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Dopo aver vissuto l’emergenza da Covid-19, il 2022 ci ha ulteriormente messo alla prova. Ognuno ha sperimentato su di sé gli effetti della precarietà, dell’instabilità geopolitica, della crisi economica e sociale e della riduzione dello spazio per discutere e garantire diritti civili e politici.

Al contempo, il 2022 ci ha dato anche delle consapevolezze: l’idea che la decrescita sia praticabile e necessaria, che sia limitante operare per la salute individuale senza considerare la salubrità dell’ambiente in cui viviamo, ma anche l’idea che sia possibile garantire pieni diritti a rifugiati e richiedenti asilo uscendo dalla logica burocratica ed emergenziale che genera differenze, vincoli aprioristici e cunicoli in cui le persone restano spesso incastrate perdendo persino la possibilità di orientare la propria vita.

Oltre 170.000 persone in fuga dalla guerra in Ucraina sono giunte in Italia da inizio anno (alcune centinaia anche a Reggio Calabria, come documentato anche da NEM) e hanno goduto di una innovativa accoglienza “mista” che ha coinvolto tanto i progetti di accoglienza pubblica che fanno capo al Sistema di Accoglienza e Integrazione (S.A.I.) che l’ospitalità diffusa in famiglia, escludendo o limitando la possibilità di inserimento nei Centri di Accoglienza Straordinaria (C.A.S.) che ospitano invece la maggioranza dei richiedenti asilo e rifugiati provenienti da Africa, Medioriente e Asia.

Anche se nel medio-lungo termine le misure di accoglienza adottate a favore dei rifugiati ucraini si sono rivelate meno efficaci e più complesse da sviluppare rispetto a quanto pensato inizialmente, il cambiamento introdotto nell’accoglienza delle persone in migrazione costituisce un passaggio fondamentale nell’acquisizione di maggiore consapevolezza di come l’ospitalità in contesti come quelli dei C.A.S., con numeri molto alti e carenti di professionisti e progetti di inclusione sociale, costituisca un fattore di rischio per la salute individuale e comunitaria.

Difatti, ogni singolo progetto di accoglienza o di supporto a persone in migrazione e, in maniera più ampia i governi e i sistemi di welfare europei, hanno una forte responsabilità rispetto alla promozione della loro salute psicofisica: è ormai provato che condizioni di accoglienza inadeguate agiscono come fattore moltiplicatore delle vulnerabilità esperite dalle persone in migrazione. Migranti con traumi gravi che trovano buone condizioni di accoglienza sperimentano maggiore benessere psicologico rispetto a chi subisce traumi di minore entità ma trova situazioni di vita sfavorevoli nel paese ospitante (Aragona et al., 2012).

L’accoglienza diffusa in famiglia e nei progetti S.A.I., se adeguatamente gestita dai professionisti degli enti del terzo settore, può garantire invece un fluido e veloce processo di inclusione sociale e autodeterminazione personale.

L’accoglienza degli ucraini ha dimostrato che il sistema può essere migliorato per tutti

Il governo italiano, per far fronte all’emergenza Ucraina, ha rivisto anche le modalità di gestione delle domande di asilo, dimostrando che è possibile garantire, anche da un punto di vista legislativo, diritti e riconoscimento alle persone richiedenti asilo attraverso forme di protezione temporanea e mediante la diminuzione dei tempi di attesa per la valutazione della domanda di asilo stessa. La misura attuata ha avuto però un risvolto inaspettato, cioè quello di rendere ancora più precaria la condizione dei richiedenti asilo che non hanno avuto diritto a protezioni temporanee o alla velocizzazione delle pratiche di riconoscimento del diritto di asilo.

Molti siriani, afghani, maliani, libici, palestinesi attendono da mesi o addirittura anni il loro turno per la valutazione della pratica di asilo ed è stato difficile per loro comprendere perché altre persone in migrazione, con condizioni molto simili alle loro ma arrivate in Italia più recentemente, hanno visto riconosciuti i loro diritti in modo veloce e maggiormente organizzato. Non si tratta di togliere i diritti -fondamentali- acquisti dai rifugiati ucraini ma fare in modo che tutti, indipendentemente dalla provenienza, possano usufruirne allo stesso modo. Per farlo sarà necessario certamente un cambio strutturale, con il potenziamento delle Commissioni territoriali ed una migliore riorganizzazione del loro lavoro e della gestione degli appuntamenti.

Il Manifesto del Festival delle Migrazioni

Ad Agosto, partendo da queste riflessioni, tante realtà operanti nel mondo dell’accoglienza si sono incontrate in occasione del Festival delle Migrazioni che annualmente si tiene nei paesi arbereshe della Calabria (vero esempio di inclusione del presente e del passato) e promosso dall’Associazione Don Vincenzo Matrangolo. Il Festival è stata l’occasione per discutere e condividere il “Manifesto per una nuova accoglienza” con una rete di associazioni, accademici e organizzazioni non governative provenienti da Italia, Francia, Galles, Lussemburgo, Marocco e Senegal.

Il Manifesto si propone di ripensare l’accoglienza e mettere a sistema i cambiamenti che sono già stati attuati per accogliere i rifugiati ucraini, creando un sistema di accoglienza unico e integrato per tutta l’Unione Europea. Sono molteplici i punti su cui la rete si è impegnata ad operare.

I principali punti affrontati dal Manifesto (qui il link per visualizzarlo: https://assmatrangolo.eu/wp-content/uploads/2022/09/Manifesto-per-una-nuova-accoglienza.pdf) sono i seguenti:

  • costruzione di un sistema di accoglienza europeo
  • riforma del Regolamento Dublino;
  • si proponga la Migrazione quale Patrimonio immateriale dell’Umanità.
  • ripristinare standard adeguati di accoglienza e di servizi alla persona nei Centri di Accoglienza Straordinaria (C.A.S.)
  • ricondurre la gestione dei servizi di accoglienza all’ambito di applicazione della legge 328/2000 e quindi come parte integrante del welfare nei diversi livelli di governance:
  • riconoscimento del valore e la promozione dell’accoglienza in famiglia.
  • rafforzamento del sistema di Tutela Volontaria dei minori stranieri non accompagnati
  • semplificazione delle procedure burocratiche
  • garanzia di uguali diritti per tutte le persone, indipendentemente dalla loro provenienza
  • maggiore coinvolgimento della comunità ospitante e degli enti locali
  • istituzione di un Tavolo Nazionale Permanente per il dialogo interreligioso ed interculturale.

Il cammino è sicuramente lungo ed è reso complicato dalla precarietà che il sistema di accoglienza delle persone in migrazione sarà costretto ad affrontare nei prossimi anni, ma appare fondamentale ripartire dalla scoperta del valore unico ed irripetibile di ogni singola persona, ascoltando attentamente i bisogni di ciascuno e garantendo uguali diritti ad ogni individuo senza differenze legate alla nazionalità, alla religione, alla cultura o al genere.

*L’autore,Alberto Polito, è psicologo e psicoterapeuta di Medici del Mondo Italia

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