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Reggio città della medicina solidale

Per celebrare i tredici anni dalla sua fondazione, il Movimento Reggio Non Tace ha scelto di promuovere un confronto tra alcune esperienze forti di medicina solidale presenti sul territorio cittadino e metropolitano. Non solo analisi, ma anche progetti per rafforzare le reti solidali

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Alzino la mano quanti sanno che a Reggio e provincia ci sono 18 “Angeli in moto” che da maggio 2020, da Taurianova a Roccella, si inerpicano per strade e vicoli anche impervi per consegnare medicinali indispensabili ad un centinaio di persone impossibilitate a recarsi personalmente in farmacia. Sono volontari di varia estrazione sociale e professionale che, in maniera totalmente gratuita, effettuano questo servizio che sposa la passione per la moto con l’utilità sociale. Per ricavarne cosa? “Il sorriso delle persone che serviamo” ha detto con una espressione disarmante Ignazio Ferro, architetto e volontario, raccontando questa esperienza all’incontro “Eppur si muovono – Il riscatto degli scartati”, svoltosi all’auditorium Lucianum.

Allo SMAIL c’è anche le Neuropsichiatria infantile

Noi calabresi e reggini sappiamo bene quanto pesantemente incida sulla qualità della nostra vita la disastrosa situazione della sanità e come il prezzo più alto della mancanza perfino dei servizi di base lo paghino i più deboli. Non è un caso allora se alcune delle esperienze più significative traggano la loro ispirazione da percorsi di fede di gruppi e comunità ecclesiali. Lo conferma il dott. Domenico Cotroneo, del poliambulatorio “Smail”  di Villa San Giovanni, che opera in un bene confiscato: “Siamo partiti dall’idea di aprire le porte a chi aveva bisogno di informazioni ed orientamento, con l’idea di realizzare servizi di base, immediati e gratuiti e in tre anni, grazie alla solidarietà, siamo riusciti mettere in piedi un poliambulatorio di tutto rispetto, con dieci specialità, dove i volontari non ricevono nemmeno rimborsi spese”. La cosa incredibile di Smail è che hanno messo su anche un servizio di Neuropsichiatria infantile in un territorio dove questa tipologia di servizi pubblici è gravemente carente: “Il rapporto con le scuole – ha sottolineato Cotroneo- fa emergere situazioni che a volte le stesse famiglie tendono a nascondere”.

L’ambulatorio odontoiatrico dedicato agli immigrati

Dedicato soprattutto agli immigrati (anche se a nessuno viene chiusa la porta in faccia) è l’Ambulatorio Medico promosso dalla Comunità di Vita Cristiana (CVX), che in Via Cimino dal lontano 1994 offre agli stranieri un luogo di accoglienza che ha la particolarità -unica nel Mezzogiorno – di offrire un servizio odontoiatrico che fa convergere nell’ambulatorio anche persone dalla provincia e da Messina. Ovviamente anche in questo caso si parla di prestazioni totalmente gratuite: l’attività si sostiene tramite donazioni solidali, perché, come ha specificato la dott.ssa Maria Panzera, “La nostra città è umiliata e schiacciata sotto molti aspetti, ma c’è una ricca rete di solidarietà, un cuore che pulsa”. 

Nel corso dell’incontro, Salvatore Miceli, moderatore della serata, ha fatto alcune incursioni anche relativamente a problematiche non strettamente sanitarie, ma che riguardano altri diritti fondamentali di cui si occupa RNT, come ad esempio quello della casa, finendo con l’osservare amaramente che troppo spesso “Da una parte c’è chi si impegna gratuitamente e dall’altra ci sono coloro che dirigono, che hanno le responsabilità istituzionali, che fanno finta di non sapere e di non vedere i drammi causati dai diritti negati”.

Caritas e GOM per i senza fissa dimora

Non sempre però le istituzioni sono sorde alle sollecitazioni delle associazioni e del volontariato. E’ il caso, ad esempio, del protocollo d’intesa (fortemente voluto dalla dott.ssa Tita La Rocca della Caritas diocesana) siglato prima di Natale con il l’Azienda Ospedaliera. Come ha spiegato la neonatologa Claudia Laghi, referente per il Gom, i destinatari dell’intervento sono le persone senza fissa dimora, che quasi sempre non hanno un medico di base, non si curano, non sanno come accedere ai servizi. I Centri di Ascolto Caritas sul territorio o i medici di famiglia potranno segnalare ai medici volontari Caritas i soggetti che hanno necessità terapeutiche o diagnostiche per la presa in carico ed il successivo raccordo con l’Urp dell’ospedale che, interagendo con i reparti, garantirà un accesso assistito alle varie prestazioni. Va anche sottolineato che il Protocollo rappresenta la formalizzazione di una collaborazione strettissima che già era in atto tra medici volontari Caritas ed alcuni servizi del GOM e che ha permesso che durante la pandemia i senza fissa dimora fossero vaccinati.

Il confronto promosso da RNT ha fatto emergere come elemento forte di collegamento tra le diverse esperienze di medicina solidale l’attenzione alla persona ed al suo contesto di vita, e non solo alla sua patologia.

Un medico non è un buon medico se…

Un approccio fortemente rimarcato anche da Lino Caserta dell’associazione ACE-Medicina Solidale,che pone alla base della sua azione la convinzione che gli impegni sanitari dovrebbero essere indirizzati piùsulla prevenzione e sulla salvaguardia della salute, che sull’esclusiva assistenza alla malattia. 

Per Caserta un medico non è un buon medico se, oltre a prescrivere la medicina, non si preoccupa anche di capire il contesto di cura che deve essere garantito per quel determinato soggetto.

Io – ha detto- questa cosa me la chiarisco ogni giorno di più ad Arghillà, dove, per fare un esempio, ho la possibilità di prescrivere, come in qualunque altro posto, il miglior antidiabetico messo sul mercato, che magari costa migliaia di euro. Il punto è che fra la disponibilità del farmaco e la sua possibilità di utilizzo efficace ci sono migliaia di ostacoli: ci sono persone che non hanno il medico di famiglia che glielo possa prescrivere, o che hanno il medico di famiglia a Catona o a Gallico ma non ci sono gli autobus per andare dal medico; e anche quando finalmente questa povera vecchietta riesce ad avere questo pacchetto di medicine che costa 5/600 euro,  non c’è nessuno che gli spieghi e la aiuti a prendere in maniera corretta la medicina, perché, anche se il medico gli ha scritto  la posologia, lei non sa leggere. Questo per dire che insieme alla medicina bisogna dare l’autobus, dare condizioni di vita adeguate, dare l’istruzione per saper leggere le ricette e, soprattutto, cominciare a dare attenzione, fiducia e fare in modo che non si perda definitivamente consapevolezza dei propri diritti. Ormai siamo entrati nella logica che tutto ha un prezzo: noi dopo che avevamo messo la targa dell’ambulatorio ACE ad Arghillà, perché le persone cominciassero ad avvicinarsi abbiamo dovuto aggiungere un’altra targa per specificare che i servizi che facciamo sono gratuiti!

Infine, Caserta ha sostenuto che non è facile trovare una città di 180.000 abitanti con tante associazioni che intendono così la pratica e l’impegno in ambito sanitario, e perciò ha proposto come passo successivo quello di mettere in rete queste esperienze, ognuna delle quali con le sue peculiarità è in grado di dare risposte differenti a differenti tipi di bisogni.

Concludendo l’incontro, Salvatore Miceli ha ripreso ed anzi rilanciato l’idea della Rete proposta da Caserta, ipotizzando che essa possa diventare il primo passo verso la costruzione di una più ampia rete tra persone, gruppi, associazioni e movimenti che lavorano per la tutela dei diritti fondamentali troppo spesso negati: dalla casa al lavoro, dall’istruzione alla cura, per citare solo i principali.

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