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Una casa ed un lavoro per lasciarsi l’inferno alle spalle

Siamo d’accordo con Fiorella Mannoia: per le donne vittime di violenza, oltre al rifugio immediato, servono percorsi concreti basati sull’autonomia economica ed abitativa. Percorsi possibili se Enti locali, Regione e Terzo settore sapranno collaborare

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Ogni anno il 25 novembre, in occasione della celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sollecita tutti gli Stati a organizzare attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su quella che è una piaga sociale sempre attuale. È ricchissimo, infatti, in tutt’Italia e nel mondo il calendario di iniziative, incontri, dibattiti, flashmob, spettacoli teatrali che intendono mantenere sempre alta l’attenzione sul tema della violenza di genere.

 Se vogliamo dare un senso meno celebrativo e più concreto a questa giornata, credo sia utile domandarci a che punto siamo nella nostra realtà sul piano delle azioni di contrasto alla violenza sulle donne e di sostegno alle vittime.

Fiorella Mannoia, star della musica italiana, assieme ad altre colleghe è stata promotrice di una raccolta fondi a favore di sette Centri Antiviolenza sparsi per l’Italia (di cui uno nella nostra provincia), ed è da molti anni attivamente impegnata sul fronte della tutela delle donne da ogni forma di violenza.

Al giornalista dell’Espresso che gli ha chiesto cosa pensa del fatto che solo una su tre denuncia il proprio aggressore, ha risposto così:

“Le donne non si sentono tutelate, ma soprattutto non sanno dove andare. Se una se ne va di casa dove va? Oggi una donna su tre non ha un conto bancario proprio. Non basta ricevere le donne quando scappano (anche se ci dovrebbe essere un Centro Antiviolenza in ogni quartiere), ma bisogna ricollocarle nella società, trovare loro un posto di lavoro: solo attraverso l’indipendenza economica riescono a scardinare la dipendenza dal compagno…”.

Mannoia ha perfettamente ragione. Chi opera su questo fronte ha sperimentato in questi anni quanto il tema della individuazione di opportunità per favorire l’autonomia sia decisivo per incentivare percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

Un tema complesso

Un tema complesso per le tante sfaccettature che presenta e di difficile soluzione, in particolare nel nostro contesto territoriale, che vede in generale le donne penalizzate dal mondo del lavoro e dalle altre forme di sostegno alla genitorialità. Per non parlare del dolente tema dell’autonomia abitativa. Quante sono le donne costrette a una convivenza forzata per l’impossibilità di poter avere un alloggio in affitto, a causa della mancanza di un proprio reddito?

Anche coloro che trovano accoglienza presso le Case rifugio gestite dai Centri antiviolenza hanno difficoltà a fare un percorso di uscita, proprio a causa della vulnerabilità economica in cui versano.

Nel nostro contesto reggino diverse azioni positive sono state attivate, ma dobbiamo riconoscere che è finora mancata una risposta strutturale in grado di produrre un sistema di inclusione lavorativa e sociale, che vada al di là dei singoli interventi più o meno efficaci effettuati: un vero e proprio modello di Welfare generativo in grado di intervenire sui diversi livelli.

La stessa cooperativa Soleinsieme, nata per favorire l’inclusione lavorativa delle donne in difficoltà, tra cui vittime di violenza, non riesce sempre a dare risposte concrete alle tante persone seguite nei percorsi avviati, anche in sinergia con le comunità di accoglienza, in quanto le opportunità di lavoro nel nostro territorio sono alquanto limitate.

Il progetto CIRC.O.LO

Per tali ragioni, Soleinsieme e il Centro Comunitario Agape, nell’ambito del progetto “CIRC.O.LO: Circolare Oltre l’Orizzonte” (cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Operativo Città Metropolitana 2014-2022) hanno avviato un dialogo con Istituzioni ed Enti del Terzo Settore al fine di promuovere un lavoro di rete,  di sinergia e di condivisione progettuale.

Nel percorso intrapreso sono venuti fuori diversi spunti di riflessione, ma soprattutto è emersa la necessità di un sistema integrato che favorisca l’inclusione delle donne in difficoltà, superi le misure tampone ed offra loro una prospettiva vera di miglioramento della propria vita sul lungo termine.  

A tal fine, in una fase storica in cui i servizi pubblici sono carenti e non riescono a dare risposte concrete e il Terzo Settore si muove tra mille difficoltà, è fondamentale unire le forze, anche per non trovarci impreparati di fronte alle nuove prospettive che si potrebbero aprire, derivanti dall’utilizzo mirato dei fondi del PNRR per azioni di inclusione e dall’applicazione di normative che prevedono interventi di supporto alle vittime di violenza.  

Accanto agli indispensabili interventi sulla prevenzione e sull’aiuto immediato a chi si trova a vivere una situazione di violenza, bisogna lavorare per offrire prospettive concrete per chi sceglie di intraprendere un nuovo percorso di vita: da questo punto di vista è fondamentale poter disporre di un certo numero di appartamenti protetti, dislocati in vari punti sul territorio (perché bisogna dare la possibilità alle donne di allontanarsi dall’ambiente di provenienza), dove le donne vittime di violenza possano recuperare una dimensione di vita per quanto possibile “normale”, soprattutto in presenza di minori. E poi poter investire nella formazione professionale e nell’accompagnamento per l’inserimento lavorativo.

Questa sarà una delle sfide più importanti da vincere nell’ambito Progetto CIRC.O.LO, dove sarà importantissimo il ruolo di Comune e Città Metropolitana (che già hanno manifestato una notevole apertura in tal senso), ma decisivo quello della Regione.

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*Presidente Cooperativa sociale Soleinsieme

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