Affido, adozione, accoglienza: coinvolgere i giovani e le comunità educanti

Dal 16 al 21 marzo a Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio Calabria, si svolgerà la Settimana dell’Accoglienza e della Solidarietà Familiare, che vedrà la partecipazione non solo di esperti ed operatori del settore, ma anche di tanti giovani delle scuole reggine

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Ricordo ancora il mio primo giorno di superiori: arrivai in spazi per me giganteschi, dove vedevo i ragazzi e le ragazze dell’ultimo anno come donne e uomini già formati, sicuri, pronti per il passo successivo della loro crescita. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Ogni tanto quella sensazione ritorna e cerco di raccontarla ogni volta che incontro ragazzi e ragazze, perché è un esempio chiaro di quanto sia importante il senso di accoglienza: quel sentirsi parte di un gruppo, avere uno sguardo attento che ti faccia sentire al sicuro.

Oggi la scuola ha fatto notevoli passi avanti rispetto ai miei tempi. Non è più solo un luogo di mera trasmissione di contenuti, ma una vera e propria comunità educativa, dove docenti e personale scolastico pongono un’attenzione maggiore al benessere dei ragazzi, riconoscendo e valorizzando le loro fragilità.

Nessuno dovrebbe sentirsi solo

L’idea di comunità è sempre più centrale: insegnanti, educatori e compagni possono diventare punti di riferimento, in grado di accogliere, accompagnare e sostenere ogni studente. In una società come quella in cui viviamo, spesso segnata da paure, diffidenze e forte individualismo, parlare di accoglienza significa compiere una scelta culturale e sociale. Significa affermare che nessun minore o giovane dovrebbe mai sentirsi solo di fronte alle proprie fragilità. In questo contesto, i giovani hanno un ruolo cruciale: non sono soltanto destinatari delle politiche educative o sociali, ma protagonisti della trasformazione culturale delle comunità. Hanno il potere di mettere in discussione stereotipi, aprire spazi di dialogo e immaginare nuovi modi di stare insieme.

Comunità accoglienti

Quando si parla di affido e adozione, i giovani spesso portano uno sguardo autentico, libero da pregiudizi e capace di generare empatia. Costruire una cultura dell’accoglienza significa riconoscere la fragilità come parte integrante della condizione umana. I minori che affrontano difficoltà familiari, sociali o educative non hanno bisogno solo di interventi istituzionali, ma di comunità pronte ad accogliere, comprendere e accompagnare.

Qui la scuola può giocare un ruolo centrale, diventando uno spazio in cui l’accoglienza non è solo teoria, ma pratica quotidiana: momenti di ascolto, attività di gruppo, laboratori e percorsi educativi orientati alla cittadinanza e all’inclusione diventano strumenti concreti di supporto per far scoprire ai giovani che l’accoglienza non è solo un atto di generosità, ma un’esperienza che arricchisce l’intera comunità. Ed è proprio questo il cuore della nostra missione al Centro Comunitario Agape: trasmettere questi valori, essere un punto di riferimento per i più giovani e lavorare in sinergia con scuole e istituzioni per costruire percorsi concreti di accoglienza e supporto.

Semi di cambiamento

In occasione della settimana dedicata all’affido e all’adozione(qui il programma completo), vogliamo seminare uno dei tanti piccoli semi di cambiamento incontrando gli studenti e collaborando con Loredana Giannicola, Direttore Generale dell’USR Calabria, e Franca Falduto, Responsabile Regionale CCPPSS. L’obiettivo è far comprendere che ogni gesto di attenzione e cura contribuisce a costruire una comunità più inclusiva e solidale.

Per questo è fondamentale coinvolgere le nuove generazioni in percorsi di sensibilizzazione e partecipazione attiva: non come spettatori, ma come protagonisti di iniziative, campagne e momenti di confronto. E la scuola, con il suo ruolo educativo e comunitario, può diventare il contesto ideale per far emergere e consolidare questi atteggiamenti. Promuovere una cultura di accoglienza verso le fragilità dei minori significa investire nel futuro delle nostre comunità. I giovani, con la loro energia, la loro capacità di immaginare il cambiamento e il loro desiderio di giustizia, insieme a scuole sensibili e inclusive, possono diventare il motore di questo processo. Perché una comunità che accoglie è una comunità che cresce; e quando giovani e scuole scelgono di farne parte, il cambiamento diventa davvero possibile.

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* Con riferimento all’art.19 del Codice deontologico dei Giornalisti, l’autrice dichiara che per la redazione dell’articolo non si è avvalsa del contributo dell’Intelligenza Artificiale



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