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L’accoglienza diffusa delle mamme e dei bambini ucraini  

In città ed in provincia sono state numerose le iniziative di solidarietà con il popolo ucraino. Vi raccontiamo quella promossa dall’Agape ed alcune parrocchie, associazioni e sindacati

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Il Centro Comunitario Agape ha sentito il dovere di mostrare vicinanza concreta al popolo ucraino, duramente colpito dall’aggressione russa, attraverso l’attivazione di piccoli corridoi rivolti al maggior numero di famiglie. Il primo contatto con alcuni profughi è avvenuto per mezzo di una donna polacca che lavora presso una nostra cooperativa sociale, destinata al reinserimento lavorativo di donne in difficoltà. Abbiamo inviato ai suoi conoscenti una locandina in lingua ucraina, nella quale dichiaravamo la disponibilità di offrire supporto ed assistenza immediata a mamme e bambini che ne avessero avuto necessità. La prima richiesta è arrivata da un uomo che chiedeva aiuto per la moglie, perché voleva scappasse dal Paese in guerra.

Da questa rete di prossimità ha avvio la storia delle prime accoglienze e della promozione di un Comitato per i Bambini e le Mamme Ucraine, al quale hanno aderito undici organismi di volontariato, tra cui associazioni laiche e cattoliche, cooperative sociali, patronati sindacali, parrocchie, singoli cittadini (vedi qui). Il metodo scelto è stato quello dell’accoglienza diffusa, incentrato su progetti familiari personalizzati che prevedevano non solo la risposta ai bisogni materiali più impellenti, ma anche una presa in carico globale dei nuclei familiari, grazie anche alla mediazione di un tutor dedicato. Il Comitato ha svolto sin da subito anche un’azione di sensibilizzazione alla partecipazione attiva, con l’obiettivo di coinvolgere le Istituzioni e i cittadini alla presa in carico dei profughi, contraddistinta dalla gratuità degli interventi e dall’importanza del lavoro di rete.

L’attività di matching, di messa a sistema delle disponibilità ricevute è risultata una formula efficace, perché nell’incontro tra le persone, tra le singole disponibilità, ciascuno ha offerto ciò che poteva, in termini di competenze, di possibilità alloggiative e di sostegno ad ampio spettro, per rispondere ai bisogni delle madri e dei loro piccoli. Si è registrata una massiccia solidarietà.

Sono state messe in cantiere diverse azioni per favorire la relazione d’aiuto, l’apertura di spazi di ascolto ed assistenza, volti anche all’espletamento di pratiche per il rilascio del permesso temporaneo di soggiorno, del codice fiscale, dell’assistenza sanitaria, per l’inserimento scolastico e sportivo dei bambini, offerte di vitto, alloggio, vestiario, farmaci, corsi di lingua italiana e doposcuola, monitoraggio per il reinserimento lavorativo, pratiche amministrative e legali, di guida alla fruizione del sistema integrato dei servizi sociali del territorio, di facilitazione e mediazione interculturale, di orientamento alle altre offerte formative.

Per ogni famiglia presa in carico è stata inoltre prevista la figura di un tutor, con il compito specifico di seguire sia la fase del primo inserimento in appartamento o in famiglia, sia la fase di accompagnamento successiva, con l’attivazione delle risorse messe a disposizione dalla rete. Mentre le spese legate alla stipula dei contratti, al pagamento delle utenze, ad acquisti specifici, e a volte anche straordinari, sono state coperte dal Comitato attraverso donazioni volontarie dei singoli e delle realtà aderenti.

Il Comitato infatti ha costantemente monitorato l’iter avviato e riflettuto sulla cifra dell’organizzazione messa in campo, attraverso riunioni periodiche e prevedendo soluzioni ulteriormente migliorative del percorso d’accoglienza intrapreso, dandosi degli obiettivi da raggiungere, come la previsione di istituire una dote educativa per i minori, una volta ritornati nel proprio Paese.

L’8 maggio è stato inoltre realizzato un grande evento per la pace, promosso dal Comitato per i bambini e le madri dell’Ucraina, dal Comune di Reggio Calabria e dalla Fondazione Mediolanum. In un teatro “Cilea” gremito si è svolto uno spettacolare evento di solidarietà, per raccogliere fondi per i profughi giunti nella nostra città. Oltre 90 artisti hanno spaziato dalla lirica di Puccini all’Antigone di Sofocle, dai brani di Mimmo Cavallaro, dei Mattanza e dei Kalavria all’orchestra lirica del Cilea, a Corde Libere e Scena Nuda. Momenti toccanti hanno visto l’esecuzione dell’inno ucraino da parte della cantante ucraina Alina Abramova, il coro dei bambini dell’Ucraina, diretto da Iryna Dutka, e l’interpretazione di “Alfonsina y el mar” da parte di Ariel Ramirez, oltre a diversi colpi di scena, come una zampogna incedente dalla platea, balletti dal forte impatto coreografico, soprani e baritoni meravigliosi del Conservatorio. Non sono mancati i collegamenti da Leopoli e l’intervento di un’ambasciatrice di pace. Tutto ciò a riprova del fatto che la guerra in atto impone alla comunità internazionale di fare quadrato e ai cittadini di compattarsi attorno ai valori fondamentali alla base del vivere civile, affinchè si salvaguardi la pace. I conflitti non sono mai voluti dai popoli ma dagli interessi e deliri dei governanti.

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