La vera maturità si costruisce ogni giorno

Tra le novità del nuovo anno scolastico appena iniziato c’è quella dell’esame di stato, che torna a chiamarsi “esame di maturità”, un cambiamento che offre l’occasione per riflettere su cosa significhi davvero essere maturi, a partire dal paradosso calabrese che ci vede primi nei voti per il diploma ed ultimi nelle prove INVALSI

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Quest’anno l’esame di stato è tornato a chiamarsi “esame di maturità”, un cambiamento che offre l’occasione per riflettere su cosa significhi davvero essere maturi.

E i dati ci pongono di fronte a un paradosso preoccupante.

In Calabria, il 17,8% degli studenti si è diplomato con 100 nel 2024 – la percentuale più alta d’Italia. Eppure, neanche il 4% degli stessi studenti ha raggiunto il livello massimo nelle prove INVALSI di italiano, matematica e inglese – la percentuale più bassa del Paese.

Come è possibile essere primi negli esami di stato e ultimi nelle prove standardizzate?
La risposta ci costringe a guardare in faccia la realtà.

Il sistema dei voti “dopati”

L’esame di stato 2024 si è basato principalmente sui voti assegnati dagli insegnanti durante il triennio, gli stessi docenti che poi hanno composto metà della commissione d’esame.

È quasi un conflitto di interessi: valutare uno studente significa, in parte, valutare il proprio lavoro.

Le prove INVALSI, invece, sono standardizzate e corrette da terzi, offrendo una fotografia più oggettiva delle competenze reali degli studenti.

Questo divario rivela un problema sistemico: troppo spesso genitori, insegnanti e studenti scelgono insieme la “strada facile”.

La collusione educativa

Dalla mia esperienza clinica emerge un pattern ricorrente: sempre più giovani entrano in crisi durante gli studi universitari, nonostante curricula brillanti alle superiori.

I genitori descrivono figli preparati e di successo, ma i giovani raccontano una storia diversa.

Emergono episodi di genitori che intervengono a priori nelle difficoltà scolastiche dei figli, richiedendo cambi di classe o trasferimenti senza comprendere le situazioni.

Altri “raccomandano” i figli per voti superiori al merito, credendo di fare il loro bene.

Anche i figli, da una certa età, diventano complici consapevoli di questa dinamica.

Non possono più dire che tutto è accaduto “a mia insaputa”.

La scuola come azienda

La cultura aziendalista ha invaso la scuola.

Gli istituti competono per accaparrarsi studenti ed evitare chiusure, aggravati dal calo demografico.

I genitori acquisiscono un potere contrattuale: possono scegliere dove iscrivere i figli e minacciare trasferimenti se non soddisfatti.

Il rischio è che l’autonomia scolastica scivoli nella dipendenza dal mercato, creando una convergenza di interessi che non fa l’interesse degli studenti.

Spesso si finisce per “accontentare” i genitori, colludendo con richieste diseducative.

Le università telematiche e il business della facilità

Questa cultura della “strada facile” ha trovato terreno fertile anche nel mondo delle università telematiche.

Alcune di queste istituzioni hanno trasformato l’istruzione in un prodotto commerciale, vendendo diplomi più che competenze.

La recente cronaca giudiziaria ci ha mostrato casi estremi: condanne per associazione a delinquere e falso, per esami verbalizzati ma mai sostenuti.

Università che promettevano lauree “facili” e “veloci”, attraendo studenti in cerca di scorciatoie piuttosto che di formazione autentica.

Anche qui, ancora una volta, si sceglie la strada facile, creando laureati sulla carta ma privi delle competenze necessarie per affrontare il mondo del lavoro.

Quando i nodi vengono al pettine

La realtà si presenta cruda quando questi giovani lasciano casa per la prima volta.

Studenti universitari fuori sede che si trasferiscono al Nord per studiare (ma anche giovani che si trasferiscono per motivi di lavoro) si trovano improvvisamente soli, senza la rete protettiva familiare che li ha sempre sostenuti e sostituiti.

Per la prima volta devono gestire un appartamento, organizzare la propria quotidianità, affrontare imprevisti, risolvere problemi pratici.

Devono inserirsi in nuovi contesti sociali e culturali che non sanno come fronteggiare e gestire.

Sono situazioni normali da affrontare per chi ha gradualmente acquisito autonomia, ma diventano montagne insormontabili per chi non si è mai misurato con esse.

I genitori si sono sempre sostituiti a loro.
Questi giovani non hanno acquisito a sufficienza competenze di problem solving, la capacità di adattamento, la resilienza necessaria per affrontare gli imprevisti che la vita propone.

Alcuni genitori arrivano persino ad accompagnare il figlio che deve sostenere un esame e presenziarlo o si presentano nell’orario di ricevimento dei professori universitari, perpetuando la dipendenza dei figli: un disastro educativo completo.

Il risultato sono giovani che crollano alle prime difficoltà, tornando a casa con un forte senso di frustrazione e fallimento, dopo aver vissuto anni di successi artificiali.

La distanza da casa diventa un ostacolo insuperabile non per mancanza di affetto, ma per mancanza di strumenti di vita.

La protesta dei giovani

Negli ultimi anni i giovani hanno alzato la voce con rivendicazioni legittime: gli universitari fuorisede del Politecnico di Milano che hanno dormito in tenda per protestare contro il caro affitti, Emma Ruzzon che si è fatta portavoce del disagio psicologico degli universitari di Padova, i giovani che si sono rifiutati di sostenere la prova orale all’ultimo esame di stato.

Proteste che non hanno prodotto, purtroppo, il risultato sperato ma solo una visibilità mediatica cessata nel volgere di un soffio.

Sono giovani che chiedono ascolto ma trovano adulti sordi che, da tempo, li hanno etichettati come “bamboccioni” o “sdraiati”.

Adulti che non fanno spazio ai giovani e giovani che credono che il loro compito evolutivo consista nel rivendicare anziché conquistare.

Il vero esame di maturità

Cari studenti, la vostra maturità non si conquista in un esame formale a fine ciclo scolastico.

Si costruisce ogni singolo giorno.

Non fatevi abbindolare dal miraggio delle strade facili: è un imbroglio che pagherete caro.

La vera sfida è evitare di colludere con le dinamiche degli adulti che vi mantengono dipendenti da loro.

Studiate per voi stessi, non per il voto.

Fatevi valere per quello che siete e sapete realmente.
Non studiate solo per l’interrogazione o il compito in classe, ma per la vostra realizzazione personale e la vostra vita futura.

Lesame di maturità sostanziale lo sostenete ogni giorno: quando scegliete di impegnarvi davvero, quando accettate le difficoltà come opportunità di crescita, quando costruite la vostra autonomia passo dopo passo.

È oggi che costruite il vostro domani.

La maturità vera non è un titolo che si ottiene, ma una conquista quotidiana che vi renderà capaci di affrontare qualsiasi sfida la vita vi porrà davanti.

Non abbiate paura delle difficoltà: sono le uniche che vi faranno crescere davvero.

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*L’autore è psicologo clinico– https://www.igenitoriconsapevoli.it/
* Con riferimento all’art.19 del Codice deontologico dei Giornalisti, l’autore dichiara che per la redazione dell’articolo non si è avvalso del contributo dell’Intelligenza Artificiale

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