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La pazzia della guerra

La guerra in Ucraina, causata dalla criminale invasione sovietica, ha spinto di recente il Papa a lanciare un ulteriore accorato appello per la pace, mentre il dolore, la morte, gli orrori e le distruzioni sembrano non avere fine. In questo contesto torna di grande attualità il tema dell’educazione alla pace. Se ne è parlato in un incontro dei giovani in Servizio Civile con Sandro Gozzo, storico esponente degli obiettori di coscienza

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Sandro Gozzo è un ex insegnante di Filosofia e Scienze dell’Educazione, nonché uno dei primi obiettori di coscienza (clicca qui per approfondire).

Negli anni settanta, quando ancora vigeva l’obbligo del servizio militare, era riconosciuta ai giovani obiettori di coscienza la possibilità di effettuare un servizio civile alternativo al militare, che però durava otto mesi in più. Questa diversa durata non era solo un modo per scoraggiare l’obiezione di coscienza, ma anche una maniera per svalutare il servizio civile, ritenuto una scelta di serie B, più scadente rispetto al vero servizio alla Patria, quello militare appunto, e perciò stesso bisognoso di protrarsi nel tempo per “recuperare” in “quantità” la diversa “qualità” del servizio.

Per contestare – dal punto di vista soprattutto culturale ed educativo – tale trattamento discriminante, alcuni obiettori di coscienza decisero allora di “autoridursi” il periodo di ferma a 12 mesi, pareggiandolo con la durata del militare. Questo comportò deferimenti ai Tribunali militari e mesi di galera: Sandro Gozzo, che ha svolto il suo Servizio Civile presso la Comunità per disabili mentali di Prunella di Melito Porto Salvo (RC), fu uno di questi, e si fece più di 4 mesi di carcere militare a Palermo. Anche per questo egli è diventato un’icona del mondo pacifista.

Per dare forma all’azione serve un ideale

Il 30 settembre scorso, presso l’auditorium “Diego Surace” della Piccola Opera Papa Giovanni, ho partecipato, assieme altri ragazze e ragazzi del Servizio Civile, alla conferenza “Ripudia la guerra. Chi, come? Il servizio civile primo erede del principio sancito dall’art. 11 della Costituzione”, tenuta da Gozzo.

Lui è un mostro di cultura, e il suo temperamento da insegnante è assolutamente evidente: l’incontro è ricco di citazioni, riferimenti a libri o film, quasi a voler istruire, educare, stimolare il nostro giudizio e il nostro spirito critico, perché -dice- “per dare forma all’azione serve un ideale, e per avere un ideale serve riflessione”.

Il Prof. Gozzo, dopo essersi presentato, ha fatto qualche cenno su di sé e sulla sua vita, raccontando della sua esperienza di servizio civile e di come egli abbia portato avanti le sue battaglie negli anni. (se vuoi approfondire clicca qui: https://www.cnesc.it/40anniodc/Interventi/Gozzo.pdf)

Ci racconta del padre e del nonno, che la guerra l’hanno vissuta in prima persona sul campo di battaglia, e di quanto questa li abbia trasformati ed abbia trasformato anche lui, seppur egli non l’abbia vissuta direttamente.

D’altronde è evidente che la guerra consumi, logori, renda brutali, tanto da far regredire l’uomo ad uno stato selvaggio, quasi “fosse nella preistoria”.

Per Gozzo, la guerra è quella condizione in cui si combatte contro un nemico fittizio e ci si ritrova ad uccidere e massacrare gente che neanche conosciamo, in poche parole non è altro che la rottura della fratellanza universale”, e per questo va ripudiata. Tale principio, il ripudio della guerra, non rimane tra l’altro puramente teorico, ma è un concetto assolutamente fattuale, sostanziale, vivente, tanto da essere sancito in Costituzione, all’art. 11.

Dal confronto parecchi punti di vista

Ma il Prof. Gozzo non si limita a raccontare di sé, vuole sentir parlare noi. Nell’ambito della conferenza viene infatti inserito un momento di confronto e dialogo in cui noi volontari ci siamo interrogati su due quesiti: “chi è il pazzo?”, “chi fa la guerra?”.

Dal confronto sono emersi parecchi punti vista. C’è chi ha associato la guerra ad una situazione conflittuale e di litigio; chi ad un atto di negazione della democrazia e della libertà, chi ha richiamato il già citato art. 11 della Costituzione e qualche altro ancora ha parlato di mancata consapevolezza del passato perché “chi fa la guerra non ha letto i libri di storia”.

La questione è ampia e molto variegata, non esistono risposte univoche e assolute, ma la certezza emersa dalle nostre riflessioni è una: “chi fa la guerra è un pazzo” così come “chi cerca di portare la pace con la guerra è un pazzo”.

Educare alla pace per organizzare la pace

Una frase mi ha colpito particolarmente: “Noi dobbiamo organizzare la pace, come gli altri organizzano la guerra”.

È una delle tante citazioni che il Prof. Gozzo ha seminato qui e lì tra le sue argomentazioni, quella che più di tutte, secondo me, costituisce il sunto del messaggio che ha voluto lasciarci.

Perché è vero, noi giovani siamo il futuro e per costruirlo bisogna creare capisaldi solidi, improntati sulla scelta di un sistema valoriale che si rifà alla dignità della persona.

Bisogna quindi educare alla pace, alla fratellanza, all’idea di comunità, e ognuno, nel suo piccolo, deve essere pronto a dare il proprio contributo.

Il servizio civile fa proprio questo, ti segna e ti insegna, ma soprattutto lascia una scia, un qualcosa di tangibile dietro di sé che getta le basi per qualcosa di grande.

Da questo incontro ne usciremo senza dubbio arricchiti, e maggiormente consapevoli del nostro ruolo e delle nostre responsabilità. Ecco perché sento di dover rivolgere un immenso grazie a Sandro Gozzo, per averci donato degli insegnamenti così preziosi.

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