Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo dell’avv. Nicola Santostefano sulle prospettive di un reale cambiamento della gestione politico-amministrativa della Regione
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Caro amico Direttore Dott. Giuliano Quattrone,
ho letto con grande interesse il Tuo articolo su NEM, “Uffici e dirigenti pubblici asserviti ai nuovi padroni”, e Ti ringrazio sinceramente per aver citato il mio contributo su Il Dispaccio, “Calabria al Bivio: Dimissioni, Paralisi e la Sfida delle Urne”.
La convergenza dei nostri sguardi su un tema tanto cruciale mi ha stimolato il desiderio di un confronto aperto e costruttivo, che possa suscitare interesse e coinvolgimento tra i cittadini calabresi.
Entrambi abbiamo analizzato il medesimo evento scatenante: le dimissioni del Presidente Roberto Occhiuto e la sua contestuale ricandidatura, giustificata dalla paralisi amministrativa seguita alla notifica di un avviso di garanzia. La sua dichiarazione – “Nessuno si assume la responsabilità di firmare niente” – è il punto di partenza comune delle nostre riflessioni.

Punti di contatto e diversità
Condividiamo la diagnosi di una macchina burocratica bloccata dalla cosiddetta “paura della firma”, sintomo di una patologia profonda. Tu la descrivi come una ritirata dei dirigenti, io come una distorsione strutturale aggravata da carenze croniche e prassi demotivanti.
Entrambi mettiamo in luce il rapporto disfunzionale tra politica e dirigenza, sebbene da prospettive diverse: Tu critichi la concezione padronale del potere, io analizzo il meccanismo dello spoil system e i suoi limiti giuridici.
Le divergenze emergono nell’approccio: il Tuo è una requisitoria etico-costituzionale, il mio vorrebbe essere una proposta programmatica. Tu denunci un fallimento (reale), io provo a delineare un’agenda di riforme radicali per il futuro governatore.
Insieme, credo, offriamo un quadro completo: la Tua analisi mette a nudo la responsabilità politica e la deviazione dai principi fondamentali, la mia cerca di trasformare la crisi in opportunità, proponendo soluzioni concrete.

Serve una visione sistemica
Su un punto siamo certamente d’accordo: serve una visione sistemica e multidimensionale, capace di intervenire su più livelli: organizzativo, giuridico, tecnologico e partecipativo.
Si potrebbe ampliare il campo di analisi, coinvolgendo altri attori istituzionali e proponendo soluzioni innovative. Alcuni esempi di intervento possono essere
Riforma della Dirigenza Pubblica Regionale
Uno dei nodi strutturali è la gestione del personale dirigente. La carenza cronica di titolari nei settori regionali (65 su 113) è sintomo di un sistema che non valorizza le competenze interne.
Occorre:
- Favorire la selezione interna attraverso concorsi riservati e percorsi di carriera trasparenti.
- Introdurre sistemi di valutazione oggettiva, basati su obiettivi misurabili e verificabili.
- Investire nella formazione continua, con moduli obbligatori su etica pubblica, digitalizzazione e gestione del rischio.
Solo una dirigenza motivata, competente e tutelata può garantire continuità e qualità nell’azione amministrativa.
Ruolo degli Organi di Controllo e Garanzia
La paralisi amministrativa è spesso alimentata dal timore di sanzioni da parte di organi di controllo. È necessario un cambio di paradigma:
- La Corte dei conti e l’ANAC dovrebbero affiancare la PA con funzioni di consulenza preventiva, non solo di controllo ex post.
- La responsabilità dirigenziale va bilanciata con strumenti di tutela giuridica, per evitare che il timore del danno erariale si traduca in immobilismo.
Un’amministrazione che agisce sotto costante minaccia non può essere né efficiente né coraggiosa.
Leadership Politica e Codice Etico
La figura del Presidente della Regione deve incarnare una leadership trasformativa, capace di guidare il cambiamento con visione e autorevolezza. In questo senso, si potrebbe:
- Adottare un codice etico regionale che vincoli i comportamenti dei vertici politici ai principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento.
- Promuovere una cultura della responsabilità condivisa, in cui il Presidente non sia solo il vertice decisionale, ma anche il garante del corretto funzionamento dell’intera macchina amministrativa.
Digitalizzazione e Tracciabilità
La tecnologia può essere un alleato decisivo per superare la “paura della firma”:
- Rendere pubblici i dati amministrativi attraverso piattaforme di open data regionali, che permettano ai cittadini di monitorare tempi, nomine e performance.
- Implementare sistemi di firma digitale condivisa e tracciabile, che distribuiscano la responsabilità e rendano trasparente ogni passaggio decisionale.
La trasparenza non è solo un principio: è uno strumento di fiducia.

Partecipazione Civica e Monitoraggio Pubblico
La riforma della PA non può prescindere dal coinvolgimento dei cittadini:
- Istituire una Consulta Civica Permanente, composta da cittadini, esperti e rappresentanti della società civile, con funzioni di monitoraggio e proposta.
- Introdurre il bilancio partecipativo regionale, per coinvolgere la cittadinanza nella definizione delle priorità di spesa.
La Calabria ha bisogno di un pensiero critico e di un confronto aperto
Una PA osservata è una PA più responsabile
In definitiva, caro Direttore, il quadro è allarmante ma non senza speranza. Le analisi convergono, le sentenze della Corte costituzionale tracciano la via e le soluzioni tecniche e organizzative esistono.
Per questo sarebbe auspicabile un confronto pubblico, aperto ai cittadini e agli operatori della pubblica amministrazione, per discutere insieme le possibili vie di riforma con lo scopo di trasformare questa crisi profonda in una reale opportunità di cambiamento per la Calabria e, perché no, in un modello per l’intero Paese.
La Calabria ha bisogno di pensiero critico, ma anche di visione e coraggio.
La nostra discussione può essere la scintilla per accendere questo processo.
Con rinnovata stima e amicizia.