Costruire legami ed alleanze per il bene comune

Pasquale Neri, portavoce del Forum Terzo Settore di Reggio Calabria, interviene sul tema della gestione politico-amministrativa della Regione, ponendo l’accento sulla partecipazione come elemento irrinunciabile per l’esercizio di una vera sovranità popolare

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Caro Direttore, caro avv. Santostefano, ho letto con attenzione e interesse i vostri interventi. Li ho trovati ricchi di contenuto e, benché il punto di partenza sia diverso, entrambi fate trasparire la voglia di continuare a lottare per una reale inversione di rotta, l’ennesimo tentativo per cambiare il corso degli eventi, un argine alla desertificazione istituzionale che investe da anni la Regione (ma non solo).

Non entro subito nel merito delle analisi e delle ipotesi di soluzione che proponete, tento di raccogliere l’invito al confronto pubblico offrendo, nella speranza che possa risultare utile al ragionamento che fate, un personale punto di vista.

Un sistema trasversale

Sono convinto che la condizione in cui versa la Regione, ben descritta nei vostri interventi, sia anche lo specchio di quanto offre il panorama “esterno ad essa”. Se la Calabria è stata l’ultima regione a recepire la legge 328/00 (legge quadro sul sistema integrato dei servizi socioassistenziali recepita dopo circa 20 anni), se non ha mai recepito la legge sulle associazioni di promozione sociale (383/00), se da 15 anni la sanità è commissariata, se si continuano a spendere centinaia di milioni di euro per “l’emigrazione sanitaria”, se si continua a perdere popolazione (soprattutto giovane), la ragione non è tutta e non è solo da ricercare nelle condizioni che voi ben descrivete nei due interventi. Esiste un sistema trasversale di collusioni, complicità, convenienze, interessi, che coinvolge larga parte del multiverso regionale (ma anche a livelli più bassi non è molto differente) e che negli anni, decenni, ha decisamente contribuito alla desertificazione istituzionale.

Una grande assente: la politica

Ecco, io credo che il problema sia alla sorgente, non “un rapporto disfunzionale tra politica e dirigenza” ma la totale assenza della Politica. Qualche domanda: qualcuno è in grado di individuare le scelte di politiche pubbliche che caratterizzeranno nei prossimi 20 anni il percorso di progresso della nostra regione? Chi le avrebbe individuate? Nell’interesse di chi? Con quale livello di partecipazione?  E potrei continuare. Il compito è facile, la risposta alla prima domanda è; nessuno. Negli ultimi decenni non c’è stata alcuna scelta politica degna di questo nome che abbia poi avviato i ragionamenti successivi. E non è una questione di organizzazione, competenze, spoil system, atteggiamento padronale (che pure esistono come questioni rilevanti). Manca la cornice costituzionale all’interno della quale il multiverso regionale dovrebbe muoversi al fine di rendere vero non questo o quel comma della Carta, ma il suo complesso di valori e principi. Aspetto sul quale, riprendendo De Andrè, anche se noi ci crediamo assolti siamo tutti coinvolti. Non si spiega altrimenti il fatto che una regione che registra quasi la metà della popolazione di poveri vulnerabili (48,6%) si accontenti al massimo di sperare in un cambio di amministrazione (presidente della giunta regionale o sindaco che sia). A questo proposito sarebbe utile leggere per intero l’articolo apparso sulla rivista on line Eticaeconomia (https://eticaeconomia.it/le-due-societa-del-benessere-passivo-e-delle-poverta-dei-calabresi/) a firma  Cersosimo e Nisticò e dal titolo già molto evocativo.

Sovranità e partecipazione

Per sintetizzare, nell’ambito delle politiche pubbliche, l’uso di risorse economiche, strutturali e umane, dovrebbe essere orientato alla rimozione degli ostacoli che limitano la persona a contribuire, ciascuna secondo le proprie possibilità, allo sviluppo economico e sociale del paese e alla promozione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale[1].

Nella strutturazione di questo sistema però l’idea di una buona amministrazione è fuorviante. Riprendo un concetto espresso da G. Moro e M. Sorice (2022): l’amministrazione porta in sé l’immagine di mera esecuzione di direttive dell’esecutivo in una logica di subordinazione; invece, tutte le forme di partecipazione hanno a che fare con l’esercizio della sovranità. Da ciò deriva il fatto che amministrazione è un concetto contrapposto a quello di governo. Attraverso la partecipazione, cittadini e cittadine concorrono, coerentemente con la Costituzione, a determinare la politica, cioè a governare. Le politiche pubbliche, quindi, dovrebbero essere orientate alla mobilitazione di risorse su temi di interesse generale.

Non esistono scelte meramente tecniche

Occorrerebbe, pertanto, modificare l’approccio culturale, passare dal concetto di costo a quello investimento, da prestazione a beneficio. (Su questi concetti segnalo un mio modesto contributo alla monografia pubblicata in Studi Zancan n. 1/2025, https://www.fondazionezancan.it/product/studi-zancan-1-2025/).

Nella sostanza, non è una questione meramente tecnica, non esistono scelte tecniche asettiche (basta la vergogna del ponte a darne l’ennesima prova o ancora l’autonomia differenziata). Una tecnica apolitica produce politici incompetenti, ci ricordava Bobbio. Il punto non è se, e perché, la burocrazia regionale facesse (magari anche bene) il proprio dovere prima dell’intervento della magistratura o come fosse agito il ruolo di ciascuno degli attori coinvolti, quanto a quale politica pubblica (quindi a quali interessi generali, magari individuati con processo e metodo democratico), rispondessero i contenuti che poi andavano firmati.

Per tornare ad alcune delle vostre considerazioni, se non ci fossero state le dimissioni o se queste fossero arrivate attraverso un percorso più “ortodosso”, cosa sarebbe cambiato nel giudizio sull’operato del multiverso regionale? Praticamente nulla, il deserto avrebbe continuato ad avanzare, tra cinguettii, post ecc. Ed è questo il grande buco nero (non solo calabrese per la verità), nel quale stiamo cadendo: occorre ridestare la Costituzione dall’oblio al quale è stata destinata. Ricostruire legami e alleanze (senza dare nulla per scontato) intorno a temi quali bene comune, interesse generale, responsabilità istituzionale pubblica. È una precondizione necessaria e oggi urgente: ricostituire una base condivisa di patto sociale che si riconosca nella Costituzione e che ponga la dignità delle persone e la giustizia sociale come orizzonti da perseguire.

Costruire o ricostruire alleanze

Definita la cornice (oggi completamente sbiadita) i percorsi e le ipotesi di soluzione possono essere molteplici (voi ne individuate alcuni) ma dovranno stare all’interno di un alveo valoriale e di principi coerenti fra loro. I modelli organizzativi, la formazione, non sono dati oggettivamente e buoni a prescindere.

La ridefinizione dei rapporti dovrà intervenire a tutti i livelli; non solo nella Pubblica Amministrazione ma anche nel Terzo Settore, tra le persone e la Pubblica Amministrazione, tra il privato profit e il Terzo Settore, ecc.

Occorrerà, quindi, costruire o ricostruire alleanze, (istituzionali e non), restituire dignità a persone e territori. E la formazione, se intesa come bene comune[2], con l’approccio dell’investimento e non del costo, potrebbe giocare un ruolo molto importante.

Forse è il solo antidoto alle derive in salsa nazionalsovranista, securitarie e populiste a geometria variabile, perché anche fra bulli e bulle, c’è sempre qualcuno che deve arrendersi alle prepotenze altrui.


 1 Contributo del gruppo di lavoro all’interno del Seminario “Come è potuto accadere? Come potrà diventare?” 1/3 luglio 2024  -Fondazione Zancan

[2] Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con i vincitori dell’ottavo Corso-concorso SNA di formazione dirigenziale. https://www.quirinale.it/elementi/105020 consultato il 23/01/2025. L’investimento nella vostra formazione è un investimento per il futuro del nostro Paese. La formazione non è mai un fatto individuale: è una res publica, è questione della comunità, è davvero un bene comune…

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