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Se la famiglia scoppia bisogna curarne le ferite

L’ Arca dell’Alleanza è una Comunità cattolica Carismatica che dal 2013 ha avviato nel territorio di Bisceglie un Centro d’Ascolto particolarmente attivo nel supporto alle famiglie in crisi ed a quelle che vogliono aprirsi all’affido familiare. Anche su questo terreno i movimenti e le associazioni cattoliche concretizzano esperienze di servizio importanti in ambiti in cui la presenza pubblica è spesso carente

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Il dott. Leonardo Trione, consulente e mediatore familiare, autore del libro “La guarigione della Famiglia Ferita” è il responsabile ed animatore della Comunità “Arca dell’Alleanza”. Lo abbiamo incontrato in occasione di un incontro promosso dall’Agape, dal Forum delle Associazioni Familiari e dalla Parrocchia San Sebastiano al Crocifisso.

Come ci spiega Trione, l’attività del centro d’Ascolto – che è una delle esperienze più significative su questo terreno a livello nazionale – è nata dalla constatazione che oggi le famiglie in difficoltà non hanno riferimenti né luoghi in cui trovare aiuto, sostegno e accompagnamento.

Nella vostra esperienza quali sono le più diffuse tipologie di famiglie ferite incontrate?

Come scrivo nel mio libro “Oggi si fa grande fatica a reggere la dimensione della coppia e della famiglia, proprio perché il complicato ingranaggio familiare non affonda più le radici all’interno di una struttura solida che possa supportare e contenere le dinamiche interpersonali dei coniugi e dei figli”.

Molto spesso arrivano al centro di ascolto coppie in crisi, che vivono situazioni di difficoltà di comunicazione, incomprensioni irrisolte o questioni “non dette” che si riversano sul piano affettivo e dell’intimità, provocando un progressivo allontanamento tra i due partner. Oppure, molto spesso arrivano coppie in crisi perché è stato scoperto un tradimento. In entrambi i casi, le coppie si trovano di fronte alla scelta se separarsi o no. Oggi più che mai, la famiglia sta vivendo dei veri e propri “periodi neri”. Il covid, il lockdown e gli isolamenti hanno portato nelle famiglie ondate di instabilità.

Ed è proprio questa instabilità che ha amplificato problematiche coniugali e familiari già esistenti. Le statistiche dell’ANSA mostrano come solo nel 2020 c’è stato un aumento delle separazioni del 60% rispetto al 2019. Di cui il 40% per infedeltà coniugale, il 30% per violenza familiare, e il 30% per altre cause. Le richieste di separazione sono state dovute principalmente alla convivenza forzata. E questo è il paradosso purtroppo: la convivenza, che sia forzata o meno, per definizione del termine avrebbe dovuto portare le coppie ad accorciare le distanze, a vivere la bellezza dello stare assieme. E invece paradossalmente la convivenza ha aumentato il desiderio di allontanamento e separazione.

Come riuscite ad intercettare le coppie che vivono i disagi e che spesso fanno fatica a chiedere aiuto?

Crediamo molto nel “FARE RETE”. Oggi si parla spesso di “fare rete” in diversi contesti e per diversi obiettivi. Per noi la famiglia ha bisogno di una RETE per essere sostenuta e accompagnata. Nel mio libro sottolineo parecchio quanto la famiglia oggi è sola, perché “manca una rete di riferimenti importanti, che siano istituzioni o gruppi famiglia di aiuto reciproco. Mancano, o sono ancora troppo pochi, i supporti alla genitorialità, e se non si è forti si giunge ben presto alla separazione”. Noi cerchiamo di intercettare le coppie facendo RETE con le comunità parrocchiali, con associazioni che operano sul territorio locale e nazionale, con enti pubblici e privati che, a diversi livelli, si spendono a favore della promozione della famiglia.

Per intercettare i vari disagi familiari, per noi è molto importante promuovere attività, iniziative di evangelizzazione, soprattutto di corsi di formazione e guarigione finalizzati a sensibilizzare su questi temi. Ci accorgiamo sempre più che le famiglie non conoscono l’esistenza di riferimenti, come i centri di ascolto della nostra Comunità, luoghi in cui trovare aiuto, sostegno e accompagnamento.

In ultimo, utilizziamo le diverse reti sociali. Spesso i social media sono descritti al negativo. Tuttavia, possono avere un risvolto positivo, in quanto permettono di raggiungere in poco tempo i cuori di tante persone che magari stanno vivendo periodi di crisi e hanno bisogno di una scintilla di amore.


Quali sono i più importanti strumenti che attivate per dare ascolto e accompagnamento?

Quando qualcuno bussa alle porte della Comunità per chiedere aiuto lo invitiamo a guardare i momenti di crisi non come dei qualcosa di negativo; ma come dei kairòs, dei tempi opportuni in cui lavorare su una triplice dimensione: umana, spirituale e relazionale.

Sul piano umano e psicologico, giovani, coppie e famiglie possono iniziare un percorso di consulenze e accompagnamento finalizzato ad una vera e propria “Educazione all’amore” che porti loro ad incarnare la cultura dell’amore, scardinando la cultura dell’io.

Sul piano spirituale, è importante per noi che chi si affaccia in Comunità riscopra la fede. Per questo partendo dall’annuncio del kerygma cerchiamo di far scoprire ai coniugi in crisi la presenza di Gesù nel matrimonio attraverso la partecipazione sia ai Cenacoli di preghiera che viviamo in diverse città del territorio nazionale, sia a Corsi di guarigione dalle ferite coniugali e Corsi sul sostegno alla genitorialità che proponiamo.

Sul piano relazionale, essendo la comunità una grande famiglia di famiglie, invitiamo sempre giovani e famiglie a partecipare alle diverse attività, finalizzate a creare spazi di condivisione e gruppi di auto e mutuo-aiuto.

In ultimo, non per importanza, ci impegniamo anche nel dare ascolto e accompagnamento alle famiglie che decidono di aprirsi all’esperienza dell’affido familiare. Attraverso il Centro Familiare “Arca dell’Alleanza” desideriamo promuovere la cultura dell’accoglienza nella forma dell’affido.

Che ruolo possono svolgere le parrocchie e le associazioni per costruire una pastorale di vicinanza verso le famiglie ferite?

Nessuna famiglia è un’isola e, per questo, non deve essere portata all’isolamento. Promuovere una pastorale di vicinanza verso le famiglie ferite vuol dire non lasciare nessun componente del nucleo familiare in balia delle onde. La famiglia ha, infatti, fortemente bisogno della Chiesa universale, intesa come communitas, vale a dire “dono condiviso”. È possibile trasformare la crisi delle famiglie in un kairòs dell’amore unico solo se la Chiesa, le comunità parrocchiali, le associazioni e tutte le varie forme ecclesiali, nate soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, cooperino assieme e si mettano a servizio della famiglia ferita, per rispondere concretamente al monito dei quattro verbi chiave dell’Amoris Laetitia di Papa Francesco: ascoltare, accompagnare, discernere e integrare le fragilità della famiglia. In questo senso, una pastorale a servizio della famiglia ferita rappresenta una risposta autentica, attuale ed efficace rispetto a tanti altri interventi sociali. Se la società odierna è il luogo dove tutto è regolato dalle leggi dello scambio, del “dare per avere”, le realtà ecclesiali, ognuna nel rispetto dei suoi carismi, devono presentarsi come strumenti a sostegno del nucleo familiare in tutte le sue esperienze e forme: luoghi in cui si accoglie concretamente il dolore e si annuncia e realizza il Regno di Dio. In questo senso, abitare e animare una dimensione comunitaria diventa principalmente un modo di essere.

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