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Non solo un luogo, ma un progetto

Beni confiscati e benessere di comunità. Un bene confiscato è il luogo fisico attorno al quale il Consorzio Macramè intende costruire un progetto innovativo e sfidante, che fa perno su alcune parole chiave: mutualità,   prossimità, responsabilità, condivisione, corresponsabilità. Ne parliamo con Giuseppe Carrozza, direttore del Consorzio

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Alcuni giorni fa il consorzio Macramè ha inaugurato un immobile confiscato, situato nel centro della città, che gli è stato assegnato dalla città Metropolitana di Reggio Calabria nell’ormai lontano 2017. A cosa sarà destinato e chi ha finanziato l’iniziativa?

Il 2017 è effettivamente un po’ lontano, occorre però considerare che il consorzio non è ricco di famiglia e dunque solo attraverso progettualità proprie ha avuto la possibilità di partecipare ad un bando nel 2019, che è stato approvato nel 2020. Se aggiungiamo le difficoltà legate a due anni di pandemia, diciamo che i tempi tra l’assegnazione e l’apertura sono più che ragionevoli per interventi di questa portata. Il complesso lavoro di ristrutturazione è stato reso possibile grazie al prezioso contributo della Fondazione con il Sud e della Fondazione Vismara, che hanno approvato e sostenuto il progetto  “Impronte a Sud – Welfare Lab“.

All’interno dell’immobile saranno realizzate differenti attività, tra loro interconnesse e legate da un filo conduttore unico: l’attenzione ai bisogni della comunità e alla sua crescita in termini di sviluppo di opportunità, di garanzia ed esigibilità dei diritti, di responsabilità condivisa.

Può esplicitare più dettagliatamente l’uso che intendete farne?

Sarà un luogo multifunzionale aperto alla comunità: miriamo a realizzare spazi reali e virtuali, interni ed esterni al bene, puntando alla costruzione di una comunità territoriale fondata sul riconoscimento e l’adesione ai principi di mutualità, reciprocità, ricerca e bene comune.

Per fare qualche esempio:

  • Spazio di coworking per il terzo settore locale, “lavoratori del sociale”, professionisti, giovani, cittadini, che non dispongono di sedi e vogliono sperimentarsi in una modalità di condivisione di spazi fisici e relazionali contaminanti e propulsori di idee. Saranno messi a disposizione servizi reali/virtuali: accesso alla rete, postazioni multimediali, piattaforme e-learning, spazi in cloud, sale riunioni.
  • Terrazza allestita per l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione e promozione su welfare e comunità, iniziative culturali e la disponibilità di postazioni di lavoro all’aperto.
  • Piazza Castello, con l’adozione di una parte di verde pubblico, a ridosso del bene confiscato e suo allestimento con attrezzature per socialità.

Avete denominato il progetto “Welfare Lab”, che potremmo tradurre Laboratorio del ben-essere collettivo…

Impronte a Sud vuole essere innanzitutto la prima esperienza di welfare di comunità a Reggio Calabria, una sperimentazione ampia ed eterogenea che oscilla dalla semplice aggregazione della domanda di servizi alla collaborazione attiva ed a vere e proprie forme di mutuo aiuto.

L’idea è che facendo leva sulle risorse (economiche, materiali, di tempo, di cura, di competenza) delle famiglie e della comunità e mettendole in dialogo tra loro, si produca qualcosa più della somma dei singoli addendi. Questo perché i beni e i servizi scambiati sono in grado di modificare la relazione tra i soggetti convolti, attivando forme di fiducia, di reciprocità, di responsabilità condivisa.

E‘ proprio l’approccio relazionale il paradigma del nuovo welfare che intendiamo proporre, un welfare non più fondato sulle prestazioni, ma sulle relazioni.

Quella che ha descritto è la cornice di riferimento. Può fare qualche esempio concreto che aiuti chi legge o ascolta a comprendere meglio come si articoleranno le azioni concrete?

La parola chiave, “mutualità“, va letta assieme ad un’altra parola chiave, “prossimità“. Questo binomio è ricorrente nella vita del consorzio Macramè.

L’ambito nel quale meglio si può manifestare l’approccio mutualistico, infatti, secondo noi è quello della cura – del benessere e della salute – attraverso la prossimità. Reti solidali, centri di cura territoriale, sviluppo dell’assistenza mediante supporto digitale, supporto alla cura e alla genitorialità: i campi di intervento sono molteplici e vanno decisi con la comunità di riferimento. Il consorzio possiede già da anni una forte esperienza sui servizi di cure territoriali (domiciliari in particolare), di cui i nuovi servizi del progetto costituiscono un ulteriore sviluppo. Attraverso alcune nostre cooperative che sono partner del progetto, costruiremo una nuova gamma di servizi di prossimità alcuni, dei quali maggiormente richiesti durante il Covid: il trasporto solidale, la consegna farmaci e alimenti a domicilio, la piccola manutenzione, le pulizie e il governo della casa, oltre ai servizi di cura socio-sanitari già svolti dal consorzio e dalle consorziate.

Altro contenuto forte del progetto è la costituzione di un Fondo mutualistico, in grado di erogare microprestiti a soggetti in difficoltà. Abbiamo già da tempo intrapreso questa strada lunga e difficile, siamo pronti alla costituzione del Fondo Mutualistico che sarà affidato in gestione alla Mag delle Calabrie.

Di che si tratta?

Tecnicamente una Mag (Mutua di autogestione del denaro) è una società cooperativa finanziaria che si caratterizza per rispettare i principi sanciti nei Manifesti della Finanza Etica e della Finanza Mutualistica Solidale. Oltre ad offrire servizi di consulenza o di assistenza in materia finanziaria, le MAG concedono prestiti a soggetti che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario e/o finanziario ordinario (individui o gruppi sprovvisti di garanzie patrimoniali o reddituali). I prestiti, generalmente concessi a tassi d’interesse molto bassi, consentono l’avvio di un’attività economica, (a titolo esemplificativo: ristrutturare casa, traslocare, frequentare un corso di formazione, spese scolastiche o universitarie, ecc.), ovvero il sostenimento di spese primarie a seguito di sopraggiunte emergenze (prestazioni socioassistenziali e/o sanitarie).

Inoltre, il risparmio raccolto è utilizzato nel territorio seguendo il principio della massima trasparenza e realizzando, di fatto, un modello “altro” di finanza partecipata dal basso, in cui risparmiatori, operatori e beneficiari sono coinvolti in un circuito di solidarietà, fiducia reciproca, partecipazione ed uso critico del denaro.

Come si sosterrà il Fondo?

Abbiamo già varato alcune iniziative per promuovere la parte monetaria del fondo, come la produzione della Aniti Beer, il cui ricavato alimenterà il fondo, l’ospitalità nello stabile ristrutturato degli uffici di Banca Etica, che contribuirà ad alimentarlo attraverso erogazioni liberali. Siamo comunque consapevoli che ci aspetta un gran lavoro da fare con i partner del progetto, con i soci del consorzio, con i cittadini e la comunità tutta non solo affinché il bene confiscato sia percepito e utilizzato quale bene di tutti, ma anche per dar vita materialmente al dispositivo relazionale di prossimità che alimenterà il fondo mutualistico che a sua volta prenderà in carico nuovi bisogni sociali.

Il vostro progetto come si pone in rapporto alle istituzioni locali?

Le azioni di Impronte a Sud sono orientate alla tutela di diritti, alla cura di beni collettivi e al sostegno all’autonomia di soggetti in difficoltà. A questi si aggiunge il sostegno allo sviluppo dell’attivismo civico. Quanto alle amministrazioni locali, pensiamo che per influenzare le politiche sul territorio sia necessario dare valore a nuove partnership pubblico-privato che facilitino la condivisione di obiettivi comuni con le istituzioni.

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