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In Calabria più che altrove lo Stato e la Regione non tutelano la salute dei cittadini

Eminenti scienziati hanno scritto al Governo per chiedere un impegno forte a difesa del Servizio Sanitario Nazionale e del diritto alla salute per tutti i cittadini. Un tema particolarmente attuale, a partire dalla piaga delle liste d’attesa

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Quattordici scienziati tra i più prestigiosi del nostro Paese hanno lanciato un accorato appello al Governo, ribadendo che il Servizio Sanitario Nazionale attraversa una crisi che rischia di diventare irreversibile e di spingerci inesorabilmente verso scenari americani, dove chi non ha adeguate risorse economiche o coperture assicurative private non viene curato.

Già oggi, hanno ribadito gli scienziati, la spesa sanitaria non è in grado di assicurare compiutamente il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), e l’Autonomia differenziata rischia di ampliare il divario tra Nord e Sud d’Italia in termini di diritto alla salute.

Secondo i sottoscrittori dell’appello, La vera emergenza è adeguare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale agli standard dei Paesi europei avanzati (8% del Pil)”. Una misura urgente e indispensabile, “perché un Ssn che funziona non solo tutela la salute, ma contribuisce anche alla coesione sociale”.

Il documento, inoltre, sottolinea che molto si può e si deve fare anche sul piano organizzativo.

Il bluff del bacino unico regionale per abbattere le liste d’attesa

Ed è a partire da quest’ultimo aspetto che vale la pena riprendere il ragionamento che abbiamo avviato su NEM alla vigilia di Pasqua commentando l’ipotesi avanzata da Gazzetta del Sud (e non smentita dai vertici della sanità regionale) circa l’intenzione di ridurre le liste di attesa attuando l’espediente di creare un unico bacino regionale dove indirizzare gli utenti. Una soluzione che, come abbiamo spiegato, vista la conformazione del territorio regionale e lo stato delle reti stradali e dei collegamenti comporterebbe per i cittadini la necessità di sobbarcarsi ore e ore di viaggio per accedere alle strutture sanitarie, con la conseguenza che molti – avendone i mezzi -si rivolgerebbero alle strutture private o, più semplicemente, come purtroppo già accade, rinuncerebbero a curarsi.

Sulle iniziative da mettere in campo in maniera seria e concreta per ridurre le liste d’attesa e garantire il diritto alla salute dei calabresi, abbiamo chiesto l’opinione (che riportiamo di seguito integralmente) di Rubens Curia, medico, esperto di gestione sanitaria e portavoce regionale di Comunità Competente.

Le proposte di Comunità Competente

“Dal 2004, data in cui il Parlamento decise di mettere un tetto alla spesa delle assunzioni nelle Aziende sanitarie, il nostro Servizio Sanitario Nazionale si è avviato verso una strisciante privatizzazione, interrotta dalla Pandemia da Covid, che ha avuto come strumenti il definanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, i ticket e le Liste d’attesa sempre più insopportabili.

In Calabria il commissariamento della nostra sanità avvenuto nel 2010 con la gestione economicistica del Ministero dell’Economia (blocco delle assunzioni del personale!) ha distrutto il nostro Servizio Sanitario, provocando una mobilità passiva che, in alcuni anni, ha raggiunto i 300 milioni di euro ed ha visto oltre il 20% dei ricoveri ospedalieri dei calabresi fuori regione.

La scellerata logica deli tagli lineari ha prodotto nella Regione Calabria un “risparmio” nella Specialistica Ambulatoriale Interna di oltre un milione di euro annui, provocando, per esempio, nell’ ASP di Reggio Calabria un mancato bando di oltre 1.400 ore da assegnare agli specialisti ambulatoriali in sostituzione dei sanitari andati in pensione!

Come Comunità Competente abbiamo denunciato questo grave atteggiamento dei Commissari Aziendali, chiedendo che immediatamente fossero messe a bando le ore di specialistica (cardiologi, fisiatri, ginecologi, psicologi, ecc.) al fine di ridurre le Liste.

Inoltre era ed è fondamentale dotare questi professionisti ed i medici ospedalieri delle opportune tecnologie sanitarie perché non  si riducano a dei semplici prescrittori di esami o s’incrementi patologicamente l’intramoenia ospedaliera; pertanto abbiamo chiesto l’utilizzazione dei finanziamenti ( oltre 86 milioni di euro) assegnati alla Calabria nel luglio del 2019 dal Governo Nazionale per acquistare TAC, RMN, Mammografi, PET, ecc.: purtroppo ad oggi sono stati impegnati dalle Aziende Sanitarie solamente 27 milioni di euro…una vergogna!!

Infine chiediamo che siano utilizzati tempestivamente (vedi nota della Corte dei Conti Calabria in merito ai ritardi) i 15 milioni e 718 mila euro assegnati alla Calabria ( ASP Reggio 3 milioni 238 mila euro e GOM 893 mila euro) per l’abbattimento delle Liste d’attesa, di cui 3 milioni e 238 mila per i privati accreditati!”

La salute è un diritto, qui ed ora

Le proposte di Comunità Competente sono, come di consueto, concrete e puntuali.

L’auspicio è che, dal Commissario regionale alla sanità ai responsabili delle ASP e delle Aziende Ospedaliere, ciascuno faccia il suo, rapidamente e bene, per mettere in campo tutte le risorse disponibili per potenziare con personale e attrezzature i servizi ambulatoriali e diagnostici.

Resta il problema che, nel migliore dei casi, occorreranno comunque mesi se non anni per portare a casa gli obiettivi di adeguamento di uomini e strutture. E nel frattempo?

Nel frattempo, come si intende garantire, qui ed ora, ai cittadini il diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”)?

Il punto è questo: se, poniamo il caso, in base alla gravità della mia patologia i LEA stabiliscono che io devo fare la TAC entro 30 giorni, ed il CUP mi da disponibilità di un posto non prima di 80/90 giorni, allora il mio diritto alla salute è garantito solo se la mia ASL mi dà la possibilità di fare quella TAC entro i tempi previsti in una struttura privata convenzionata del territorio, pagando lo stesso ticket che avrei pagato nella struttura pubblica! E questo deve essere possibile tutti i mesi dell’anno, non solo nei primi 4-6 mesi sulla base di budget teorici attribuiti alle strutture private convenzionate, esauriti i quali i cittadini devono pagare di tasca propria le prestazioni.

I budget devono essere determinati sulla base del fabbisogno di prestazioni dei cittadini di un determinato territorio e devono essere utilizzati innanzi tutto nelle strutture pubbliche, ma quando le strutture pubbliche non garantiscono i tempi definiti dai LEA a pagarne le conseguenze non possono essere gli incolpevoli cittadini.

Si, lo so, già mi fischiano le orecchie a causa delle obiezioni di tanti esperti, politici, manager, e via discorrendo circa le complessità del sistema, la distribuzione delle risorse, i vincoli amministrativi e chi più ne ha più ne metta.

A tali obiezioni, io cittadino rispondo che tocca ai responsabili politici reperire le risorse necessarie, decidendo dove trovarle, tagliando, se occorre, altre spese; e tocca ai manager della sanità trovare le soluzioni organizzative idonee a garantire servizi tempestivi e di qualità, magari dando ascolto a realtà qualificate e disinteressate come Comunità Competente.

Gli uni e gli altri avendo come stella polare esclusivamente l’art. 32 ed il diritto alla salute dei cittadini, e non i loro interessi o le loro carriere.

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