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I danni ingiusti subiti dai calabresi

La Corte dei Conti ha fatto una fotografia impietosa dello stato della sanità in Calabria dopo dodici anni di commissariamento. E’ arrivato il momento di sapere di chi sono le responsabilità

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Ci avviciniamo al Natale e, come sappiamo fin da bambini, a Natale dobbiamo essere tutti più buoni. Io però a questo giro ho deciso di essere “cattivissimo” e perfino un po’ giustizialista, e voglio cominciare questo mio secondo intervento sulla Sanità in Calabria richiamando il testo dell’articolo 323 del Codice Penale:

“Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento ,ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto , è punito con la reclusione da uno a quattro anni.La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità”.

Sì, si tratta dell’abuso d’ufficio, un reato da mesi al centro di un dibattito molto acceso tra i fautori della sua abolizione e/o riforma (perché ha come conseguenza la sospensione dalla carica di sindaci e amministratori che vi incappano) e coloro che invece lo difendono, ritenendolo un argine necessario al malaffare pubblico. Vadano come vadano le discussioni e le ipotesi di modifica, per ora il reato questo è.

Ma che c’azzecca (direbbe Di Pietro) il 323 del Codice Penale con i problemi della Sanità? Secondo me c’entra molto, perché vorrei segnalare alle gentili Procure della Repubblica calabresi, ed in special modo a quella di Catanzaro (dove ha Sede legale la Giunta regionale ed il Commissario straordinario di Governo per la sanità), che la recente relazione della Corte dei Conti sullo stato della Sanità in Calabria (cui abbiamo fatto cenno la scorsa settimana) contiene diverse notitiae criminis che meriterebbero l’apertura di uno o più fascicoli ( al momento contro ignoti, ovviamente), e questo perché quella relazione documenta e descrive in maniera incisiva tutta una serie di “danni ingiusti”, per usare le parole dell’art. 323, che i Calabresi da anni subiscono a causa della malagestione sanitaria dei Commissari ad Acta e, per le residue competenze, delle Giunte regionali che si sono succedute nel tempo in perfetta alternanza tra centrodestra e centrosinistra.

Abbiamo predisposto una serie di schede riepilogative ed esplicative della relazione della Corte dei Conti (che trovate pubblicate di seguito), dalle quali, come potrete leggere, i “danni ingiusti” sono evidenti almeno per quanto riguarda:

Ma oltre ai danni ingiusti, la relazione mette in evidenza comportamenti che potrebbero aver determinato “ingiusti vantaggi patrimoniali” a favore di terzi, per esempio delle Banche nel momento in cui si ricorre a prestiti ed al pagamento di lauti interessi nonostante in cassa si abbiano risorse proprie, o di privati ai quali si consente l’utilizzo improprio di beni immobili o addirittura l’usucapione degli stessi…

Prima però di entrare nel dettaglio della Relazione della Corte dei Conti, è il caso di spendere qualche parola sul via libera al decreto di proroga per altri sei mesi del regime Commissariale della sanità deliberato dalle Camere proprio in questi giorni. Sul fronte dell’accertamento reale dei debiti delle ASL, il decreto ha prorogato al 31 dicembre 2023 il blocco dei pignoramenti nei confronti di ASP ed Aziende Ospedaliere, visto che il precedente tentativo di bloccare tutto fino al 2025 era incappato nella tagliola della Corte Costituzionale che aveva ritenuto la misura lesiva dei diritti dei creditori.

Vedremo se, grazie anche ai nuovi poteri richiesti ed ottenuti dal Commissario-presidente Occhiuto, si riuscirà antro il prossimo anno a fare definitiva chiarezza e liberare finalmente la sanità calabrese dall’assalto dei creditori veri e presunti.

Sorprende comunque la circostanza che la destra, oggi al governo, non abbia rilanciato la proposta della parlamentare di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, che nel novembre 2020 formulò un emendamento teso a favorire la ristrutturazione dei debiti pregressi stralciandoli dalla gestione ordinaria delle ASP, emendamento respinto dalla maggioranza di allora (PD-5S) e che forse sarebbe l’unica cosa sensata per dare respiro alle ASP e non ritrovarsi, ad ogni fine anno, a decretare una nuova proroga.

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