Data center: per la Calabria un’occasione di ricchezza, innovazione e lavoro

Il vertiginoso sviluppo dell’Intelligenza Artificiale esige la creazione di Centri di elaborazione dati che, oltre a diventare volano di lavoro altamente qualificato, possono contribuire a risanare vecchie ferite ambientali attraverso la riconversione di strutture e aree dismesse

Se preferisci, ascolta l’audioarticolo

I numeri parlano chiaro: secondo Google Trends, l’interesse per il termine “intelligenza artificiale” è passato da valori marginali nel 2021 a picchi prossimi al massimo storico nel 2025, segnale di una trasformazione strutturale ormai in atto.

In questo scenario, il punto non è se adottare l’IA, ma come governarla. L’approccio deve restare umano-centrico, come ricordato anche dal filosofo Luciano Floridi, ma senza perdere di vista la dimensione concreta: l’IA funziona solo dove esistono infrastrutture capaci di sostenere dati, calcolo e connettività. Se questi aspetti rappresentano il quadro etico e culturale, la vera infrastruttura abilitante dell’IA è però un’altra: i dati. Le applicazioni, dalle più semplici alle più avanzate, richiedono enormi quantità di informazioni per addestrare modelli predittivi sempre più sofisticati. Ma i dati, oltre ai noti temi legati alla privacy e alla sicurezza, hanno bisogno anche di una “casa”: i data center.

La questione dei centri di elaborazione dati

Il Parlamento si sta muovendo. Su impulso dei deputati Giulia Pastorella, Enrico Amich, ed altri è stato presentato un disegno di legge delega per disciplinare e accelerare la realizzazione dei centri di elaborazione dati. Il Governo avrà sei mesi per definire regole, incentivi e procedure. Dunque, è adesso che si apre la vera partita politica. E sarà una partita competitiva. I grandi hub europei sono già consolidati, mentre nuove aree hanno il potenziale di attrarre investimenti. I data center non sono capannoni tecnologici: sono snodi di potere economico, volano di occupazione altamente qualificata e strumenti per attuare leve geopolitiche.

La domanda, allora, è semplice: la Calabria vuole esserci oppure no? Oggi può ancora esserci. Le potenzialità ci sono, perché gli asset non mancano: aree disponibili, numerosi immobili dismessi, come segnala Legambiente nei suoi report annuali, che attualmente rappresentano solo un costo, e una posizione strategica che la Regione occupa nel Mediterraneo.

Occorre, innanzitutto, istituire con urgenza un tavolo regionale permanente sui data center, composto da esperti di infrastrutture digitali, energia, diritto amministrativo e pianificazione territoriale. Questo organismo dovrebbe avere un duplice compito: da un lato elaborare una strategia chiara, dall’altro attivare un’efficace interlocuzione con il Governo nazionale e con i principali operatori del settore.

La ciminiera dell’ex Liquichimica di Saline

Riconvertire aree dismesse restituendogli valore

Ma serve andare oltre, alzando l’asticella e mettendo in campo azioni che abbiano la capacità di generare impatto reale sul territorio. Alcune proposte operative appaiono già oggi imprescindibili. In primo luogo, è necessario avviare una mappatura, con conseguente riconversione dei siti/edifici dismessi ed inutilizzati, alcuni dei quali sono nel tempo diventati degli ecomostri (tra questi vi sono numerose aree in origine industriali, come ad esempio l’area Liquichimica Biosintesi realizzata a Saline di Reggio Calabria nell’ambito del cosiddetto “Pacchetto Colombo”). Quindi, bisogna valutarne la loro conversione in infrastrutture digitali, facendoli diventare generatori di ricchezza.

Diventa perciò urgente integrare le Zone Economiche Speciali con un focus specifico sui data center, prevedendo agevolazioni fiscali, semplificazioni burocratiche e accesso prioritario a fondi europei per creare asset strategici da poter esporre nelle progettualità internazionali, rendendo la Calabria un hub di interconnessione tra Europa, Africa e Medio Oriente.

Una grande opportunità di lavoro qualificato

Certamente, lo sviluppo di tali infrastrutture genera un consumo di energia, per cui bisogna sviluppare accordi per l’utilizzo di energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico) e sistemi di raffreddamento innovativi, elemento cruciale per attrarre operatori internazionali sempre più attenti all’impatto ambientale. Ma prima ancora, bisogna sollecitare azioni di Capacity Building, quindi si potrebbero attivare percorsi congiunti tra università e ITS dedicati alla gestione dei data center, alla cybersecurity e all’AI, per evitare che gli investimenti ricadano su forza lavoro esterna, o che, peggio, non vi siano le adeguate competenze per poter gestire questa potenziale ricchezza di cui la regione potrebbe avvalorarsi.

Questo approccio potrebbe generare una potenziale ricaduta in termini di investimento, almeno su tre ordini di grandezza: 1) queste strutture potrebbero diventare fattori abilitanti per la creazione di start‑up con un impatto occupazionale significativo sul territorio; 2) consentirebbero di riqualificare numerose aree dismesse, che oggi contribuiscono unicamente al consumo di suolo; 3) potrebbero posizionare la Regione Calabria come un territorio capace di valorizzare e mostrare queste competenze, attirando investitori esteri interessati a localizzarsi in un ecosistema in grado di generare ricchezza a partire dai propri asset strategici.

In questo quadro, il ruolo della governance regionale diventa decisivo. Il presidente Roberto Occhiuto è chiamato ad affrontare questo dossier con un approccio visionario ma concreto, capace di coniugare indirizzo pubblico e capacità attrattiva verso il capitale privato. I data center rappresentano, a tutti gli effetti, i nuovi snodi della ricchezza globale. Chi saprà posizionarsi oggi, costruirà il proprio vantaggio competitivo per i prossimi decenni.

La Calabria è ancora in tempo per giocare questa partita. Ma il tempo, questa volta, è una variabile critica: le scelte devono essere rapide, coordinate e soprattutto lungimiranti, tanto più che in ogni dove si sentono affermazioni sulla necessità di creare lavoro qualificato per trattenere i giovani che emigrano e per favorire il rientro di quelli che sono andati fuori alla ricerca di opportunità formative e professionali che in Calabria non hanno trovato.

________________________________________________________

*L’autore è Professore a Contratto e Post doc Fellow in Bioingegneria presso Università di Bologna 

*Con riferimento all’art.19 del Codice deontologico dei Giornalisti, si dichiara che per la redazione dell’articolo non si è avvalsa del contributo dell’Intelligenza Artificiale

*La foto di copertina è un frame tratto dalla trasmissione PresaDiretta 2025/26 – Data center, la fabbrica dell’AI – 22/03/2026 

Di più

NEM è un giornale digitale interamente dedicato ai temi della solidarietà e della marginalità sociale. È una testata no-profit che si avvale di alcuni giornalisti pubblicisti e di collaboratori che per motivi professionali e/o di volontariato sono personalmente impegnati sulle problematiche del disagio, delle fragilità, della solidarietà, della cura delle persone e dell’inclusione sociale.