L’impresa impegnata nel completamento dei lavori per la realizzazione della CER (Comunità Energetica Rinnovabile) FATA di Arghillà ha subito un pesante furto di attrezzi. Un danno economico recato all’impresa, ma anche uno sfregio a tutto il quartiere
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Qualche giorno fa, nel quartiere di Arghillà è stato perpetrato un furto ai danni di una delle imprese incaricate dal Consorzio Ecolandia e impegnate nella realizzazione della Comunità Energetica Rinnovabile FATA Arghillà. L’accaduto è particolarmente grave perché colpisce un progetto che si propone di dare alla comunità di Arghillà un impianto che consentirà, tra le altre cose, di alimentare oltre 90 pali dell’illuminazione pubblica collocati nei comparti ATERP. Un intervento che rappresenta un presidio di sicurezza, sostenibilità e dignità urbana e che non può essere lasciato esposto all’incuria, agli abbandoni e agli atti criminali.
Altrettanto importante è l’intervento già operativo di raccolta di acqua con la possibilità per i cittadini di poter fruire di forniture emergenziali di acqua in caso di crisi idrica.
L’episodio non può essere letto come uno dei tanti avvenuti in passato sotto la voce microcriminalità e tantomeno va sottovalutato.

La criminalità osteggia il cambiamento e vuole mantenere il ghetto
Dietro gli autori del furto c’è un vero e proprio disegno di gruppi criminali di stampo mafioso che controllano il territorio e che sono determinati a contrastare qualsiasi tentativo di presenza nel quartiere che possa mettere in discussione il loro potere di controllo.
In tutti questi anni lo abbiamo verificato: qualsiasi struttura o iniziativa sociale avviata ha subito vandalizzazioni, furti, intimidazioni. Compresi la Scuola ed il posto di Polizia che erano insediati nella struttura prima di essere chiuso.
Bisogna quindi prendere innanzitutto atto che Arghillà, come è emerso dalle recenti inchieste della Direzione Investigativa Antimafia, è ostaggio di clan di ‘ndrangheta dediti a traffico di armi, estorsioni e controllo del territorio. Strutture criminali che rappresentano un vero e proprio ostacolo a qualsiasi progetto di sviluppo del territorio.
Allo stesso tempo, si conferma una perdurante e non più tollerabile carenza di controllo, di presidio e intervento da parte delle istituzioni competenti, ai diversi livelli. Un esempio per tutti è l’abbandono dei rifiuti e lo sversamento di ingombranti che alimentano vere e proprie discariche e che sommergono di rifiuti il quartiere.
Serve quindi una forte azione repressiva e ,soprattutto, di prevenzione con una presenza massiccia delle forze dell’ordine: da subito con un servizio continuo di pattugliamento e in tempi brevi con l’insediamento di un Commissariato di polizia, promesso da anni dai vari prefetti e anche dall’allora Ministro degli interni Marco Minniti e mai avviato.

Necessitano interventi sociali ed educativi di cui devono farsi carico le istituzioni
Contestualmente bisogna affrontare la situazione drammatica che vive la popolazione dentro un vero e proprio ghetto che rappresenta una ferita mai curata per l’intera comunità reggina.
Di particolare allarme è la condizione dei minori, affidati solo all’intervento del volontariato e che nelle ore notturne vivono di fatto sulla strada, senza adulti accanto con tutte le insidie ed i pericoli connessi.
Una situazione che non può essere gestita solo come un problema di ordine pubblico, ma che non può nemmeno essere delegata al terzo settore, alla parrocchia ed al volontariato. Si tratta di un problema collettivo che va affrontato con un’azione congiunta tra istituzioni e comunità.
Passi in avanti sono stati fatti con il Patto fra associazioni , sottoscritto da organismi operanti nel quartiere, che va rilanciato in una ottica che deve vedere camminare insieme legalità, interventi sociali ed educativi.
Arghillà non è solo un problema locale che coinvolge circa cinquemila abitanti. Come Caivano ed altre periferie degradate del nostro Paese è un problema nazionale, che va affrontato dal Governo nazionale e dalle istituzioni locali. Un banco di prova per portare democrazia e diritti in zone che di fatto lo Stato ha finora abbandonato e lasciato nelle mani della criminalità organizzata.