Trentasei anni fa moriva Don Italo Calabrò, un sacerdote che ha lasciato una traccia indelebile nei cuori di chi l’ha incontrato e nella storia della Chiesa reggina e nazionale. Per ricordarlo, Il 16 giugno l’arcivescovo Morrone celebrerà nella chiesa di san Giovanni di Sambatello, mentre il 17 giugno ci sarà la “Marcia della pace”, che dal Parco della mondialità, arriverà alla chiesa di San Giovanni, dove è previsto l’intervento di don Luigi Ciotti. Le iniziative sono promosse da Diocesi, Caritas, parrocchia di San Giovanni di Sambatello, Piccola Opera Papa Giovanni e Centro Comunitario Agape
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Le due iniziative intendono riproporre la testimonianza di Don Italo, e la necessità, ancora oggi di grande attualità, di un impegno per la pace e per la liberazione dei territori dalla ‘ndrangheta e da ogni altra forma di ingiustizia e di violenza. Don Italo ha anticipato gli accorati appelli di papa Francesco e di papa Leone XIV che con chiarezza hanno denunciato l’ormai evidente “terza guerra mondiale a pezzi” e la necessità di una “pace disarmata e disarmante”. Riteniamo che le sue riflessioni siano tutt’ora efficaci: ci sono parole che attraversano il tempo senza perdere forza in quanto ispirate ai valori eterni che rendono l’uomo libero. Parole semplici, spesso pronunciate con mitezza, ma capaci di scuotere e formare la coscienza degli uomini più di molti discorsi solenni.
La pace non è un’idea astratta
Gli scritti, che don Italo Calabrò ci ha lasciato, descrivono la sua grande capacità comunicativa ed appartengono a questa rara categoria: nascono dal Vangelo vissuto, dall’ascolto degli ultimi, dalla fatica quotidiana di chi ha scelto di abitare la storia senza arrendersi alla violenza, all’indifferenza e alla rassegnazione. Per don Italo la pace non è un’idea astratta o un semplice desiderio spirituale, ma rappresenta il frutto dell’assunzione di una responsabilità concreta, personale e comunitaria, un compito affidato a ogni uomo e a ogni donna. Per il nostro sacerdote, la pace non era soltanto l’assenza di guerre, ma anche uno stile, una scelta di vita che si fondava sul modo di relazionarsi con gli altri, di accogliere i poveri, di difendere la dignità umana, di costruire spazi di fraterna convivialità anche nei luoghi segnati dalla violenza e dalla solitudine. La sua voce conserva ancora oggi una sorprendente attualità. In un tempo attraversato da guerre, divisioni e linguaggi aggressivi, occorre con fiducia e determinazione riproporre la via della non violenza che non è debolezza, ma forza interiore. Una scelta che non è fuga dalla realtà, ma impegno a vivere il proprio tempo con il coraggio della testimonianza dell’amore che vince la tentazione di rispondere ai diversi conflitti con la forza devastante delle armi, con durezza, paura, odio che emargina e abbandona.
Il vangelo vissuto
Nelle parole di don Italo si avverte sempre il respiro del Vangelo che non separa la preghiera dalla giustizia, la fede dalla responsabilità verso gli ultimi e la spiritualità dall’impegno per un’operosa e credibile testimonianza di vita. Per lui la mitezza non era passività, ma una forma di resistenza non violenta che traeva motivazione nell’inequivocabile messaggio del Signore Gesù, principe della pace. Facciamo memoria di don Italo con la consapevolezza che stiamo vivendo un tempo pieno di preoccupazioni: dalle povertà che crescono ai presidi di welfare che diminuiscono, dalla crisi etica a quella ecologica, dalle insidie delle mafie alle tante forme di fragilità che minano le vite dei singoli e la coesione sociale. Di fronte a questi scenari cupi non possiamo restare passivi e neppure dobbiamo accontentarci di quel poco che facciamo. Don Italo, oggi, ci chiama al coraggio di un impegno più vasto, più incisivo. Un coraggio che nasce dall’ascolto della Parola e delle parole, spesso silenziate, dei più poveri. Fare memoria di don Italo significa, quindi, custodire e consegnare il suo insegnamento alle nuove generazioni nella speranza che possa essere un’opportunità, affinché la sua profezia continui a illuminare il cammino di chi cerca di impegnarsi per la costruzione di una società più umana, giusta e fraterna. Don Italo ancora ci spinge a costruire oggi la pace nei gesti quotidiani, nelle parole, nelle relazioni e nella vita delle nostre comunità. Perché la pace comincia sempre dal cuore dell’uomo, ma non può fermarsi lì.